Ramen Addiction – 1. Introduzione

Disclaimer: Le foto di questo post non sono mie, sono immagini che ho trovato su Google liberamente accessibili e scaricabili.

C’è questa cosa che ho in testa da un po’ di tempo oramai, l’ho sempre rimandata per mancanza di voglia perché richiede un botto di tempo e materie prime quasi impossibili da trovare in Italia; ma ciò non ha contribuito a far scendere la scimmia da li, da quell’angolino dietro il mio orecchio, e sono mesi che mi sento sussurrare 24 ore al giorno

“ramen ramen ramen ramen ramen ramen ramen ramen ramen ramen”

Ebbene si, sono drogato di ramen, ne sono dipendente, è una malattia che ha colpito tanti di coloro che sono cresciuti tra gli anni ’80 e ’90, dove in TV era pieno di cartoni animati giapponesi.

Ramen cartoon

Non importa quale cartone tu stessi vedendo in quel momento, la cosa certa era che prima o poi avresti visto uno o più protagonisti affondare la faccia in una di quelle loro strane ciotole e tirare su con le bacchette una manciata di spaghetti, e mangiare avidamente.

Poi cresci, e scopri che quegli spaghetti si chiamano noodles, e che quella ciotola conteneva una cosa chiamata ramen.

Ed allora ti scatta la voglia di provarlo, quel ramen, sembrano semplici spaghetti in brodo ma c’è quella domanda che hai in testa da quando sei piccolo: “perché è cosi famoso nei cartoni animati e perché tutti sembrano felici quando lo mangiano?“; ma per il momento la tua non può che restare una voglia – appunto – perché di ramen in giro, per l’Italia, non è che se ne trovi poi cosi tanto, diciamo pure per niente.

Fast forward agli anni 2000, la cucina giapponese inizia ad essere scoperta (ed apprezzata) dall’italico popolo, iniziano a spuntare i primi ristoranti giapponesi qua e la, alcuni propongono questo fantomatico ramen, ed è in quel momento che ci fu il primo incontro.

Ad essere sincero non è che fosse il massimo, ma la colpa fu la mia, nell’aspettarmi un prodotto di qualità in uno di quei ristoranti all-you-can-eat, dove ti servono niente più che – appunto – dei noodles industriali in un brodo dal sapore molto simile al brodo Star.

Però il dubbio rimane, perché è cosi famoso se è veramente solo del brodo con degli spaghetti dentro? E cominci a fare ricerche, vedi che le foto son ben diverse da quello che hai mangiato tu, c’è della carne dentro, ed altre cose che non riconosci. Anche il colore del brodo è diverso, e ce ne sono di diversi tipi, scopri che quasi ogni distretto del Giappone ha sviluppato il proprio stile di fare ramen.

Ramen Styles

Gli anni passano, provi qualche ramen qua e la ma mai nessuno sembra essere veramente diverso dall’altro, finché l’amico nerd Alessio, che in Giappone c’è stato e da buon nerd non si è affatto privato di una sana scorpacciata a base di ramen, ti fa notare che a Roma c’è un ramen bar che propone delle pietanze molto simili a quelle che troveresti in terra nipponica.

Ale non è solito parlare a sproposito, quindi se lui dice che il ramen è quasi uguale, è la verità.

Ed infatti…

Akira Ramen Bar

Non c’è molto da dire, il ramen più buono mai mangiato, punto.

Probabilmente il miglior ramen che è possibile trovare a Roma; e ti accorgi solo dopo qualche minuto che lo stai mangiando che mentre mastichi…stai sorridendo.

E’ la verità, non succede solo nei cartoni animati o nei film giapponesi, il ramen – quello vero – per qualche motivo quando consumato scatena una reazione nervosa che ti fa sorridere senza nemmeno tu te ne accorga.

“Ecco perché sembrano tutti felici” pensi.

Ma non puoi pensare di cavartela cosi facilmente…

“ramen ramen ramen ramen RAMEN RAMEN RAMEN!!”

Scopri che la voce che pensavi si fosse sopita in realtà non è mai andata via, ti eri solo abituato a conviverci, ma adesso quella voce ha iniziato a gridare, e resistere è a questo punto impossibile.

E le alternative sono poche, o vai da Akira ogni volta che vuoi del ramen – poco fattibile, soprattutto per l’economia familiare – o smetti di rimandare l’inevitabile ed inizi seriamente a fartelo a casa.

Ed eccoci a questo post, ho fatto delle ricerche per replicare a casa quanto di più vicino possibile ad un ramen fatto in Giappone, e ne è venuto fuori che è ben più difficile di quanto pensavo sia in termini di risorse che di tempo.

Ma a me, le cose difficili, non hanno mai spaventato.

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